Strutturazione spazio-temporale

Movimento umano come concretezza e organicità del tempo (durata e strutturazione temporale) e dello spazio (forma e ampiezza). A proposito la strutturazione spazio-temporale Jean Le Boulch ricorda: “Occorre facilitare l’esperienza esplorativa del bambino stabilendo determinati limiti affinché possa passare dall’aggiustamento impulsivo all’aggiustamento controllato. Egli deve iniziare a far funzionare, attraverso la limitazione delle sue attività, il fascio inibitorio; deve poter accettare determinati limiti, facilitare l’esperienza, ma sempre in un certo ambito e in termini di spazio in modo da rispettare tempi definiti. Occorre essere molto precisi nel dargli queste coordinate spazio-temporali, regole stabili impartite da una persona verso la quale egli ha completa fiducia e non deve sentire l’imposizione né ancor meno l’effetto di aggressione; le regole consentono lo sviluppo e l’azione del fascio inibitorio, ciò che a tre anni deve portare il bambino ad essere in grado di poter controllare la propria motricità. È l’avvio della locomozione e della manipolazione che si evolveranno fino all’acquisizione e alla specializzazione delle differenti prassie. Così come è l’avvio dell’evoluzione del linguaggio, elemento fondamentale all’organizzazione progressiva e globale della crescita […]. Il fanciullo di tre anni che ha beneficiato di un ambiente umano favorevole al gioco degli scambi affettivi, che, grazie all’aiuto materno, ha potuto confrontarsi con il mondo degli oggetti con successo, che non è stato né superprotetto né lasciato abbandonato a se stesso, deve avere una motricità spontanea armoniosa. I suoi spostamenti non creano più problemi, l’equilibrio è assicurato, la coordinazione braccia-gambe è acquisita, e questa motricità è perfettamente ritmica, cioè ben organizzata sul piano temporale. Egli sale e scende rapidamente le scale e ha acquisito molta abilità sul piano della coordinazione oculo-manuale. In particolare ha risolto molti dei problemi che sorgono a tavola: beve da solo senza versare i liquidi, tiene il cucchiaio e la forchetta tra il pollice e l’indice ecc. Egli deve aver acquisito anche un buon controllo dello sfintere e comincia ad essere capace di spogliarsi da solo” (J. Le Boulch, ISFAR UPD). Queste tesi, sostenute dalla ricerca e dalla sperimentazione, aiutano a comprendere il perché Jean Le Boulch abbia avuto la necessità di mettere in scena momenti di sviluppo in cui termina il periodo del corpo vissuto e comincia quello del corpo percepito: il bambino si considera persona e indirizza l’attenzione sul proprio corpo sviluppando la funzione di interiorizzazione a cui si aggiunge, con la funzione di aggiustamento, una ampia attività percettiva che va ad incidere sia sulla strutturazione dello schema corporeo che sulla strutturazione spazio temporale. Questo stadio, tanto importante per lo sviluppo, in corrispondenza all’inizio del periodo prescolare in cui si combina l’evoluzione e la connessione di vari aspetti tra cui la coordinazione dello schema corporeo, i suffragi della spazio-temporalità e l’espansione dello sviluppo motorio con il linguaggio, rappresenta una complessità che a Le Boulch piaceva definire “strutturazione di strutturazione”. Strutture limbiche. Insieme di strutture situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale che funzionano come un sistema (sistema limbico) responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni. Le strutture limbiche hanno due ruoli operativi fondamentali prevalentemente inconsci: far variare il tono di base in relazione all’esperienza con l’ambiente vissuta positivamente o negativamente, e determinare l’intenzionalità di agire. Tenendo conto dello sviluppo embriologico, il sistema limbico fa parte del prosencefalo che, a sua volta, è suddiviso in diencefalo e telencefalo, nel diencefalo si trovano il talamo, l’ipotalamo e l’ipofisi, mentre nel telencefalo si trovano l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia prefrontale. È un sistema esteso rappresentato dalla formazione reticolare che si prolunga sia verso il midollo che verso strutture più elevate quindi a livello corticale, a livello di quello che viene definito sistema corticale diffuso da cui dipende la vigilanza.